Il termine cinese weiji, crisi, è composto da due ideogrammi : pericolo ed opportunità
Sulla Repubblica di ieri – 29 dicembre - Edgar Morin, il più illustre tra i filosofi viventi, titolava la sua intervista “ La crisi occasione straordinaria. Ci libererà dal pensiero unico”.
Mi ha fatto particolare piacere perché è la tesi che andiamo sostenendo da tempo : che l’unico pensiero unico rimasto tetragono in vita al passaggio d’epoca – quando all’approdo alla postmodernità tutte le “grandi narrazioni” non trovano più cittadinanza - sia quello delle crescita illimitata, della crescita per la crescita. Dove il rapporto tra economia e società si è capovolto : non è più la prima al servizio dell’uomo ma l’uomo al servizio dell’economia. Da qua i continui appelli a consumare, anche in un periodo di oggettive ristrettezze economiche, per far riprendere abbrivio ad un sistema che ormai procede come un gigante ubriaco che procede per inerzia travolgendo tutto e tutti. La stessa sostenibilità economica, l’ambiente, la nostra qualità della vita.
Sono contento di leggere nei tanti intelligenti e consapevoli commenti dei miei studenti ad uno dei miei post la convinzione che questa non sia una crisi come le tante altre che ci hanno preceduto ma siamo giunti davvero ad un redde rationem. Dove è possibile/necessario un drastico giro di boa, una inversione di rotta per costruire una società nuova.
Non è soltanto la finanziarizzazione dell’economia ad avere generato una crisi, la spirale delle finanza speculativa ad aver generato una situazione tanto insana, l’effetto contagio degli edge fund che stracolmi in bilancio di derivati ormai privi di valore ad avere infettato l’economia reale. E’ anche quest’ultima ad aver smarrito la strada. Il nostro impegno, in luogo di stolide grida a riprendere i percorsi intrapresi in passato deve essere quello di indicare dei percorsi nuovi, di sottolineare con forza che l’economia è anche una scienza sociale. Niente di più sbagliato quindi del riprendere all’insegna del business as usual o dello show must go on.
Tempi di crisi sono anche tempi di grandi opportunità se si sanno cogliere. Per :
- prendere le distanze dall’idolatria del PIL
- ricostruire un rapporto sano tra economia finanziaria e produttiva
- riconsiderare il liberalismo selvaggio del privatizzare tutto (salvo poi chiedere con insistenza, come succede adesso, l’intervento dello Stato quando i conti non tornano)
- rifiuto del darwinismo sociale come motore di sviluppo
- presa di distanza del gigantismo come paradigma da seguire
- sottolineare che crescita deve essere sinonimo di benessere non di crescita economica fine a se stessa
- cogliere la drammaticità dei problemi ambientali
- non considerare la solidarietà sociale come fattore negativo e basarsi solo sulla meritocrazia
Soprattutto porre con forza il tema del benessere, della felicità, della qualità della vita, della quotidianità.
Dimostrando che BENAVERE e BENESSERE non sono sinonimi.
E’ in questa area in cui abbiamo maturato particolari competenze e dove più abbiamo autorevolezza che dobbiamo impegnarci a parlare, a progettare. E lo faremo. Verso nuovi stili di vita, nuovi modelli di consumo, verso un nuovo modo di intendere il marketing
This entry was posted on Martedì, Dicembre 30th, 2008 at 8:57 am and is filed under Nuovi stili di vita. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.
speranze per il 2009 | Aghenor di Stefano Vitta Gennaio 12th, 2009 at 4:26 pm
[...] che abbia ragione Fabris nel dire che la ripresa avverrà grazie ad un economia che è anche scienza [...]