Marketing e Mediterraneo.

Un week end trascorso con un amico che non incontravo da tanto tempo Franco Cassano - difficile definirlo : un sociologo? un filosofo? un poeta? probabilmente tutto ciò, certamente uno scienziato sociale di grandissimo valore, fra i più interessanti che abbia espresso il nostro Paese -mi ha stimolato l’urgenza di qualche ulteriore riflessione sul concetto di Mediterraneo. Ce ne ha offerto l’occasione un comune collega Alberto Merler che ha organizzato all’Università di Sassari un importante convegno sui “Saperi del Mediterraneo” . Merler ha aggiunto poi nei suoi interventi l’idea di insularità accanto a quella di Mediterraneo.

E’ vero che da ormai molti anni si parla di Marketing Mediterraneo - a prima vista una sorta di ossimoro : il marketing, per definizione, è tutto di stampo anglosassone - e  ho già scritto delle profonde analogie che esistono fra questo e un approccio Societing nell’inderogabile compito di una  rifondazione del marketing. Tra l’altro la crisi drammatica dell’american way of life su cui ci siamo soffermati in un precedente post, la struttura latente del modello di società realizzato da questa disciplina, genera una nuova attualità a riflessioni intorno ad un ambito che è stato non a caso una delle prime culle di civiltà. Mediterraneo come “macroluogo” geografico magistralmente descritto da Fernard Braudel ma anche come luogo di incontro tra civiltà diverse, come incubatrice di identità plurali. Non il “mare nostrum” come lo chiamavano i latini in un’accezione proprietaria ma , al contrario, come proprietà di tutti. Un nostrum declinato al plurale.

Se inoltre il declino del Mediterraneo coincide con la fase storica della la modernità, il tramonto di questa e l’avvento di un’epoca nuova - quella della postmodernità - che non sente più l’obbligo di rompere con il passato in quanto sinonimo di oscurantismo e di passatismo ma, al contrario, è orientata a dialogare con questo, a recuperane tante dimensioni lo ripropone con grande forza.

Confesso che una visione riduttiva di Mediterraneo ( che cosa mai abbiamo in comune con Gheddafi? Con l’integralismo islamico? Con una declinazione tanto diversa dei diritti civili?) mi aveva distolto dal coglierne importanti dimensioni ed indotto a concentrare semmai l’attenzione sull’Europa Mediterranea. Laddove cioè la mia attività di ricerca non solo mi portava a riscontrare molte similarità nei comportamenti, negli stili di vita, nelle scelte di consumo ma anche la nascita o la riproposizione di alcuni fra i più attuali trend sociali.

Mediterraneo, nell’interpretazione di Cassano, è anzitutto plurale, un mare che divide ma unisce al tempo stesso  tante civiltà e tanti Paesi diversi, una grande sintesi multiculturale. Come realtà e metafora per un futuro policentrico, di mediazione, di incrocio, di contaminazione non di etnocentrismo o di conflitto. Lo stesso mare lambisce le sponde di terre lontane che hanno in comune scambi, storia, culture, un passato che si declina in millenni. Tanto diverso dalla cultura che ci viene dal Nord Ovest del mondo, una cultura largamente egemone che ha sempre considerato in termini colonialistici e di subalternità il Sud Est del pianeta. Così come, mutatis mutandis, l’Europa continentale, che è organica a quella cultura, ha sempre considerato l’area del Mediterraneo.

In questa prospettiva l’Italia non è più l’appendice meridionale e orientale dell’impero, lo stivale  di supporto ad un corpo altrui che la pone inevitabilmente, da un punto di vista geografico e socioculturale, in una posizione di marginalità ma si colloca esattamente al centro del Mediterraneo. E  Il Meridione del nostro Paese si riscatta dai tanti stereotipi di arretratezza per esprimere una nuova centralità.

Mediterraneo è il luogo del pianeta in cui Nord Ovest e Sud Est del mondo si incontrano. Il Mediterraneo come terra di mezzo, come luogo di mediazione tra tante culture diverse, di incontro tra mondi che a molti piace invece considerare e teorizzare come contrapposti.

Mediterraneo anche come un’altra prospettiva per guardare il mondo.

 Lo stigma contro il fondamentalismo islamico del Sud del Mediterraneo - il principale capo di accusa che impedirebbe qualsiasi ipotesi di accostamento -  dovrebbe, se non altro, considerare anche un fondamentalismo, senza turbante ma non per questo meno odioso, culturale e no del cosiddetto Occidente rappresentato principalmente dal Regno Unito e dagli Stati Uniti. “Il Mediterraneo, osserva Cassano, è mediazione, apertura, comunicazione, rapporto tra culture diverse, apertura alle sapienze contenute in ogni punto cardinale”. E se partiamo dal principio ormai tanto condiviso, anche se con scarse ricadute nella prassi, che ” non esiste un solo tipo di sviluppo, quello economico, l’accumulo privato di beni e merci. La ricchezza ha molte dimensioni, non solo quella del produrre e del consumare” il Mediterraneo e il nostro Sud divengono anche inesauribili cornucopie di queste ricchezze. Vorrei sviluppare in prossimi post questa riflessione.

This entry was posted on Domenica, Aprile 5th, 2009 at 6:13 pm and is filed under Uncategorized. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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