Un nuovo trend nei consumi. Dal possesso all’accesso

Uno dei trend di consumo più attivi e più caratterizzanti gli ultimi anni sta facendo registrare un’ulteriore,  forte accelerazione. E’ la tendenza, davvero epocale, a sostituire il possesso con l’uso, l’acquisto con il noleggio, la proprietà con l’accesso. Un orientamento che segna una vistosa presa di distanza dal feticismo dell’oggetto, dalla simbologia di status, dal possesso che fa aggio sulla funzione, dalla accumulazione compulsiva : i cardini cioè più inquietanti della società dei consumi. Addirittura da uno dei pilastri - la proprietà privata - su cui si fonda la società capitalistica. L’enorme contenzioso che esiste in Rete sul copyright  è solo uno dei tanti indicatori in merito.

 Uno switch che coinvolge praticamente tutte le merceologie, a cominciare dalla casa di proprietà ( un primato mondiale per il nostro Paese). Che senso ha, si chiedono in molti, in una società largamente precaria e nomade, doversi indebitare per decenni, limitarsi per qualsiasi altra spesa senza inoltre poter pianificare il proprio futuro? Ma non è soltanto l’aspetto economico a segnare la presa di distanza dall’acquisto, dalla proprietà. Sono tanti infatti i motivi a sostegno di questa tendenza : possedere, per molti, ormai comporta solo fastidi, carico fiscale, problemi continui di gestione e manutenzione. La mitologia della seconda casa - un altro primato nazionale, una caratteristica tutta italiana, occupata per poche settimane l’anno e  responsabile della cementificazione e devastazione delle zone più belle del Paese - è in fase di ridimensionamento. In questo caso poi il raffronto dei prezzi con le alternative possibili dissuade da qualsiasi velleità proprietaria. Sempre più spesso si opta per altre tipologie di recettività o di vacanza - dall’agriturismo alla roulotte, a viaggi lontani con i voli low cost -  che mettono al riparo dagli inconvenienti a cui abbiamo fatto riferimento. Anche per l’auto, uno dei prodotti totemici degli italiani, è in continua ascesa il numero di coloro che rinunciano al possesso - un comportamento inimmaginabile in passato - per noleggiarla poi ripetutamente nel corso dell’anno. Per le imbarcazioni (questa volta però limitatamente ad un uso vacanziero) è un trend in atto da tempo. I super ricchi hanno  aerei e yacht in proprietà e il lusso di equipaggi e  personale che si occupa poi della manutenzione, un lusso paradossalmente accessibile a chiunque si rivolge ad un charter o compera un biglietto aereo. Si noleggia praticamente tutto : il vestito per il matrimonio e il pesaneonati quando arriva un figlio, l’abito da cerimonia e un quadro importante, le piante fiorite e un servizio di catering, la macchinetta per l’aereosol e il tapis roulant per far ginnastica  in casa. Sempre più va diffondendosi la convinzione che comperare un prodotto, quando deve ballare un sola estate, non abbia molto senso : inoltre gli oggetti in proprietà  si usurano, divengono rapidamente obsoleti, fuori moda. Se un oggetto in uso ha difficoltà di funzionamento viene sostituito in tempo reale senza aggravio di costi. Non è certamente ininfluente, inoltr, l’aver sotto gli occhi ogni giorno una quantità di acquisti inutilizzati che occupano spazio e che creano anche sensi di colpa per aver sperperato denaro. Proprietà con tutto quel plesso di pratiche legali, incombenze amministrative e fiscali, tempo e spazio per custodirla che diviene pesantezza. A cui si contrappone la gioiosa leggerezza che deriva dal godimento temporaneo di oggetti.

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6 Responses to “Un nuovo trend nei consumi. Dal possesso all’accesso”

giameffe Giugno 28th, 2009 at 12:17 am

Commento di Giancarlo POLITI (PENSIONATO in VINCI-Firenze)

Leggo con piacere il suo post che conferma quanto vo io sostenendo da decenni:
-la proprietà vincola e rende prigionieri
-l’affitto (alias locazione alias leasing) rendono liberi.
La proprietà della casa nasce da un atavico desiderio di non essere ”cacciati” da casa dal ”padrone” ottocentesco. Inoltre essa è sempre stata un salvadanaio per la vecchiaia e per i figli;salvadanaio che non avremmo la costanza di sostituire con versamenti mensili in un nostro conto di accumulo per tutta la vita. Però la casa dovrebbe essere solo un salvadanaio ”a relictis” e solo come seconda casa. La casa principale IDEALE dovrebbe essere esclusivamente in affitto per goderla in possesso per quanto basta e per poter spostarsi in ogni dove con facilità.
Alla base di tutto,però, occorrerebbe la sicurezza che la fungibilità fosse sempre garantita ad nutum e che il proprietario non avesse la libertà di cacciarti quando gli fa comodo: Occorrerebbero,quindi, case destinate unicamente alla locazione. Tolta l’incertezza(non so come) dei capricci del proprietario, che c’è di meglio di una casa in locazione!!!!
Per l’automobile,poi, non si deve parlare mai più di proprietà. Cio’ perché l’automobile ,dopo un giorno, è svalutata del 50%, ci occupa una stanza della casa(garage) che potremmo locare anche a terzi ricavandone una rendita, ti impone dei costi di manutenzione o, eccezionali, di riparazioni costosissime., ha cinque posti e te ne bastano uno-due. L’automobile poi è da cancellare per sempre dal concetto di proprietà. Tutto sommato(inclusa la perdita del capitale investito e del mancato reddito da locazione del garage a terzi nonché tutte le spese di consumo benzina ecc.riparazioni ecc.)una automobile di proprietà di media cilindrata da famiglia rasenta il costo giornaliero di €30-€40 in un arco di vita di 10 anni della macchina. Io credo che il noleggio quando ce ne è bisogno(anche per andare a prendere il caffé) costi molto meno. Anche il noleggio ,quando ce ne è bisogno, del taxi anche per poche cose futili, nel complesso mensile non costi più di € 1000-1200 AL MESE. come costa una macchina di proprietà. Non appare visibilmente ma è così!!.
Io credo che questa crisi(chiamiamola con il suo vero nome: ”fine del consumismo” e ”lungo declino” di un modo di vivere sbagliato) ci faccia rinsavire e divenire più razionali e più adulti.
Ovviamente le banche dovrebbero smetterla di erogare mutui e prestiti ai privati(se le case e le automobili fossero in affitto). Il privato deve consumare quello che gli entra mese mese(come massimo) ma non preoccuparsi delle ipoteche e delle rate OBBLIGATORIE ed irreversibili. L’alternativa al non pagamento della rata mutuo è: la casa all’asta ed essere buttati fuori. Nell’affitto,invece,se non si paga, si cerca altra casa di dimensioni e prezzo più abbordabili ma non si va sotto il ponte. Insomma la vita più serena.
La questione mi impone anche due parole su questa crisi su cui troppi straparlano senza capirci un granché. Sento dire spesso:
-è la crisi finanziaria
-è la crisi delle banche,delle borse ecc.
Io,invece, dico: la crisi banche,borse,finanza ecc. è solo un riflesso della CRISI DELLE COSE(delle RES).
Infatti le cristi(TUTTE) nascono da ECCESSO DI PRODUZIONE INVENDUTA ED INVENDIBILE.
Adesso che il mondo ha prodotto di tutto e di più ,cosa deve produrre ora che tutti abbiamo tutto e le case sono piene di cianfrusaglie? E’ evidente che abbiamo tutti(non io però) comprato tantissime cose superflue, mai usate e che ora ingombrano la casa. CI SIAMO FERMATI: abbiamo smesso di essere stupidi ed abbiamo smesso di comprare. Ergo i produttori di tantissime cose inutili non vendono. Non vendendo non producono o chiudono.Se chiudono mandano a casa la gente(che rimane senza salario e non compra a sua volta). Al di là delle chiacchiere dei soliti Soloni che si parlano addosso, la crisi è questa: il mondo si è fermato. Full stop!!!
Fino a quando le scorte invendute non saranno smaltite, non nasceranno imprese produttive(specialmente in un mondo ove il reddito è tassato al 60%: ma chi ha il coraggio di ”fare impresa” con queste imposte? )Inoltre c’è il GAP generazionale: I figli non faranno più il lavoro dei padri, sia perché non sanno, sia perché* non hanno voglia di pagare il 60% e più allo stato.Ecco il declino(come disse Fazio ex Governatore pochi giorni fa).
Questo declino è epocale. Mi fanno ridere quelli che si lanciano in previsioni divinatorie discettando se si ripartirà a fine 2009 o inizi 2010!!! Ma che ne sanno di cose reali questi ”pensatori” da strapazzo!! Loro si basano su dati e statistiche del passato. I tapini non si rendono ancora conto che gli schemi del passato sono morti e sepolti. Sono illusi. Vogliono ostinatamente e con supponeza credere e far credere in quello che a loro farebbe piacere accadesse(fere libenter homines id quod volunt credunt).
Come si uscirà e quando? NON LO SO NON LO SO NON LO SO. Nessuno lo sa: L’Italia timidamente potrebbe riattivare il suo petrolio(le opere d”arte) per attrarre anche i 300 milioni di cinesi ricchi che non le hanno mai viste. ma quanto ci vorrà(lustri,decenni??). Ma si mangia tutti i giorni!!
Discettare se uno sia ottimista o pessimista è un’altra oziosa bischerata corrente nelle tavole rotonde o alla TV. Nessuno vuole l’etichetta di ”pessimista” ma qui si tratta di essere ”realisti”. Si puo’ essere realisti oppure bisogna essere omologati sul solo ottimismo(che aiuta ma non risolve al 100%)?
Anche le banche(ritornando alla casa) se le rate non vengono pagate massivamente, non possono mandarle tutte all’asta; crollerebbe il mercato immobiliare e le banche forse recupererebbero il 20% del loro avere.
Le banche di una volta si devono convertire alla realtà e cioè DEVONO ALLUNGARE LA DURATA DELLE RATE TALI DA FARLE DIVENIRE IL 30% DI QUELLE ATTUALI ANCHE FACENDOLE RICADERE SUGLI EREDI. O così o perdite bancarie: Tertium non datur.
Poi c’è un altro falso postulato: LE BANCHE DEVONO PRESTARE ALLE IMPRESE. Nossignore; le banche devono prstare alle imprese che siano in grado di restituire capitale ed interessi;diversamente frodano i risparmiatori che forniscono la materia prima.Chi vuole ”fare impresa”(come si dice con verbo ”fare” omnicomprensivo)deve immettere il proprio capitale almeno al 70%. Non puo’ pretendere che glielo dia la banca(troppo facile fare l’imprenditore con i soldi dei risparmiatori). Venda magari la villa al mare(e vada in affitto…”lupus in fabula”) e procuri liquidità alla sua impresa. la banca lo assisterà ma solo in parte.
In questa situazione le aziende meritevoli(quelle che vendono cose utili) sono poche e le banche possono imprestare solo a pochi. Ergo anche le loro strutture sono da rivedere ed il personale è sovrabbondante adesso!!!! Che ne faranno????Temo di sapere cosa faranno con il personale……

gialluca.greco Giugno 29th, 2009 at 6:38 pm

1. Le nuove generazioni saranno meno feticiste, si spera, grazie alla digitalizzazione, e questo dovrebbe indebolire il mito del possesso che è parte della nostra cultura.

2. Non solo leasing. Potremmo dire che la crisi attuale non è dovuta soltanto all’eccesso di consumi, ma anche al fatto che i beni di consumo una volta utilizzati non erano ricollocabili in un mercato efficiente dove monetizzare il loro valore residuo. Un mercato che non esiste oltre che per ragioni economiche, ebay ci dà una mano, anche per ragioni culturali: non ci basta il possesso, abbiamo bisogno anche di essere i primi e se possibile anche gli unici :-)

La fine del possesso | Aghenor di Stefano Vitta Luglio 1st, 2009 at 11:17 am

[...] Un mesetto fa sono stato invitato a partecipare, come blogger, ad un aperitivo organizzato per presentare la nuova Ford Ka.

Impegnato nell’analisi di un complesso progetto basato sul car sharing, colsi l’occasione per fare una domanda a tal proposito al presidente di Ford Italia, Gaetano Thorel.

Mi rispose che lui non ha mai creduto in questo tipo di progetti (l’auto non sarà mai una commodity) basando la sua convinzione sulla gioia espressa da una famiglia nel momento in cui acquista una macchina nuova presso un concessionario.

Avendo in mano dati sui costi di acquisto e mantenimento di un auto, multe&danneggiamenti, uso effettivo che se ne fa in un mese, ho sorriso pensando che pubblicamente non avrebbe potuto rispondere diversamente.

Il fatto mi è rivenuto in mente leggendo questo post di Fabris sul trend nei consumi in cui si evidenzia il passaggio dal possesso all’accesso.

Provate a fare una lista dei principali beni che possedete e del prezzo che avete speso per acquistarli. Ora pensate per quanto tempo li userete ed ipotizzate un canone equo da pagare per questo tempo. Cominciate con l’auto…

Francesco F. Luglio 2nd, 2009 at 11:05 am

Ho seri dubbi sul fatto che “questa crisi” abbia modificato l’approccio al consumo (o al possesso…) come si va leggendo un po’ ovunque nell’ultimo anno.

Questo quantomeno sui grandi numeri della popolazione, perche’ su alcuni gruppi piu’ marginali -ma certamente in crescita- logiche di sostenibilita’ e condivisione stanno facendo presa (cohousing, car sharing…). Personalmente tuttavia credo che questi fenomeni siano ad oggi poco piu’ che interessanti esperimenti, visti i numeri.

Se un cambiamento di massa in questa direzione ci sara’, piu’ che cambiamento culturale autonomo, penso che sara’ conseguenza di tecnologie semplici (internet/mobile) per rendere efficiente l’organizzare i gruppi, e minimizzare gli effetti di “tragedy of the commons”.

Pietro Alfiero Agosto 15th, 2009 at 8:45 pm

Abitando in una cittadina di provincia (Venezia) in cui il possesso di un bene (leggi auto) rappresenta ancora uno status symbol, risulta assai futuristica la tendenza a “disfarsi dei beni” per prendere la direzione di una cultura della postmodernità. Al di là comunque della personale esperienza di vita lontano dalle dinamiche delle comunità metropolitane è altresì chiaro che le aziende quali attori principali della produzione di beni si comportano come nulla fosse: pochi adeguamenti tecno-finanziari relegati in un limbo di utenti marginali. L’acquisto di un bene, con un finanziamento o cash che sia, rimane tuttora la via più facile alla fruizione del bene stesso, ingessando di fatto un atto economico che rafforza la cultura del possesso. Miopia economica delle aziende, miopia politica delle amministrazioni, miopia culturale dei consumatori che comunque sono soggetti attivi di una evoluzione dei consumi. La tendenza al cambiamento è inutile negarlo è in atto, ciò che appare meno chiaro è quale sarà il fattore scatenante che porterà ad una accelerazione tangibile nella direzione di tale evoluzione culturale.

giameffe Settembre 1st, 2009 at 6:41 am

io credo che sarà il precipitare delle emergenze ambientali ed energetiche

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